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Voluto e progettato dall'artista teramano Gennaro Della Monica, (del quale ha assunto anche il nome), fu iniziato nel 1889 dopo che la Deputazione provinciale rilasciò il permesso
  « di poter realizzare un Casino ... residenziale, parallelo alla strada per Bosco Martese »
   

Nel 1890, come si desume da un articolo di Guglielmo Aurini (Una festa del lavoro, in "Corriere Abruzzese", Teramo, 13 agosto 1890), erano state già erette le mura del corpo centrale e coperto il tetto.

L'edificio fu eretto sul sito della antica chiesa di San Venanzio (ridotta dai francesi a polveriera) della quale furono riutilizzati materiali di costruzione ed elementi decorativi.

Il Castello Della Monica si ricollega senz'altro al gusto neogotico in voga in quel periodo come pure si può dire del castello appartenuto al letterato Vincenzo Bonifaci, edificato nei primi anni del Novecento a Vallenquina, nel comune di Valle Castellana, da alcuni attribuito a progetto dello stesso Della Monica.

Chiarisce però Cosimo Savastano, riportando il testo di un appunto rinvenuto tra le carte del pittore, che

  « non si tratta di un esempio di revival gotico propriamente detto, ma è, per più aspetti rappresentativo della cultura figurativo-letteraria e della sensibilità e del '700 e dell'800: il complesso prende lo spunto dal gusto settecentesco del pittoresco, si alimentò dell'ideologia romantica stimolata dalla riscoperta del castello ... (e del Medioevo) ... il tutto in forme e decorazioni attinte con molta libertà ed inventiva dal repertorio gotico con contaminazioni moresche »
   

Verosimilmente il progetto era nato nella mente del Della Monica già da qualche anno, almeno fin dal tempo del suo viaggio a Torino, in occasione dell'Esposizione del 1884 (nella quale aveva messo in mostra due dipinti) quando rimase ammirato alla vista del suggestivo borgo medioevale realizzato nel Parco del Valentino.

Della Monica abitò nel Castello e vi collocò il suo studio, dove raccolse una mole enorme di studi, appunti e disegni realizzati nel corso dei lavori di completamento degli interni e dell'intero complesso.

Negli anni successivi infatti furono portati a termine anche altri due edifici secondari che, insieme al corpo principale, formarono un vero e proprio Borgo di sapore medioevale che, oltre al Castello e ai due edifici a valle, comprende una dipendenza di servizio e dei graziosi giardini a terrazzo.

Nel settembre dell'anno 1900, nel corso delle feste per l'inaugurazione e la riapertura al culto della chiesa della Madonna delle Grazie in Teramo, il "fuochista" Pietro Paolo Vallone ideò uno straordinario spettacolo di illusionismo pirotecnico che ebbe per tema proprio l'incendio del Castello Della Monica.

Dopo la morte del Della Monica (1917) fu Vincenzo Bindi, lo storico dell'arte nativo di Giulianova, a proporne per primo l'acquisizione da parte del Comune per destinarlo a sede del Museo civico. La proposta però, criticata da più parti, fu subito accantonata.

Situato in posizione isolata tra il verde della collina di San Venanzio, a ovest di Teramo, il castello Della Monica divenne elemento caratteristico del paesaggio aprutino, proprio come a est della città fu per l’Osservatorio astronomico che Vincenzo Cerulli, sul finire dell’Ottocento fece edificare sull’altura di Collurania.

A causa di una proliferazione edilizia incontrollata, però, a partire dal secondo dopoguerra il Castello fu via via sempre più circondato e soffocato da abitazioni e condomìni che hanno finito per occultarne completamente il profilo fino a renderlo quasi indistinguibile alla vista e a mortificarne ogni valenza paesaggistica.

Ad eccezione di un solo edificio, che è rimasto abitazione privata, il resto del complesso è di proprietà del Comune di Teramo ed è attualmente in fase di restauro per essere poi riaperto al pubblico e riconsegnato alla Città.

 

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